LETTERA APERTA AI DECISORI POLITICI

Per una rinascita dopo il Coronavirus: ricostruire, rigenerare, ripristinare

PRIMAVERA IN EMERGENZA

Da mesi viviamo in uno stato di sospensione della nostra vita collettiva. 
Sotto il manto di quiete che l’isolamento ha steso sul paese ci sono persone che soffrono per essersi ammalate e per aver perso i propri cari.

Da mesi viviamo in uno stato di sospensione della nostra vita collettiva. 

Sotto il manto di quiete che l’isolamento ha steso sul paese ci sono persone che soffrono per essersi ammalate e per aver perso i propri cari.

Ci sono i sanitari, donne e uomini, che combattono in prima linea per salvare vite. 

A tutti loro va la nostra solidarietà. 

Sono state prese misure molto incisive per proteggere la salute e le vite delle persone. Come cittadini le stiamo sostenendo e stiamo facendo la nostra parte. Abbiamo fiducia nella risposta collettiva perché l’abbiamo vista. 

Questo ci fa sperare che tutti insieme possiamo trasformare questa crisi in un problema gestibile. 

Al contempo, siamo preoccupati per i nostri concittadini più vulnerabili dal punto di vista sanitario, sociale ed economico. Le maglie della nostra rete di solidarietà sociale sono diventate sempre più larghe in questi anni. Temiamo per le loro sorti, perché l’emergenza li ha resi ancor più invisibili.


UN MONDO STRAVOLTO

La crisi della Covid-19 non conosce frontiere e sta investendo il mondo intero. 

E’ un mondo già percorso da ondate di crisi di diversa natura, ma interconnesse e che mettono a rischio la salute e la sopravvivenza delle persone. 

Molti studi scientifici indicano che esistono correlazioni tra la diffusione di nuovi patogeni e le attività umane che penetrano negli ambienti naturali più remoti. La deforestazione, le attività estrattive e l’agricoltura estensiva mettono sotto pressione la capacità degli ecosistemi di regolare la trasmissione delle malattie infettive e stanno già causando una perdita di biodiversità allarmante. 

Le conseguenze negative del cambiamento climatico sulla salute umana hanno sempre più evidenze scientifiche.

Dobbiamo prendere atto che questo stato delle cose è frutto dell’attuale modello di globalizzazione economica e finanziaria, di sfruttamento delle risorse e di antropizzazione spinta.

Tutto ciò è all’origine sia del surriscaldamento del pianeta sia dell’esaurimento delle risorse naturali – attualmente le più gravi minacce per la nostra sopravvivenza come genere umano.


COSA ABBIAMO CAPITO 

E’ necessario ascoltare la scienza. La scienza ci ha avvertito e ci ha proposto soluzioni.

L’attuale crisi ha dimostrato che è necessario reagire con prontezza e operare trasformazioni radicali e coraggiose. 

Noi, purtroppo, siamo stati il primo Paese europeo a essere colpito. Ma tutti i Paesi si sono mossi in ritardo.  L’esperienza del Paese vicino non è stata ascoltata. Il problema è stato sottovalutato fino a quando gli effetti devastanti non sono diventati evidenti. 

Chi ha agito per primo e in maniera efficace ha avuto meno danni. 

La reazione politica alla crisi pandemica è finalizzata ad evitare il raggiungimento di un punto di non ritorno: l’esaurimento di posti in terapia intensiva e il conseguente rischio di tracollo del sistema sociale. Si è dovuto accettare un tracollo economico per salvare vite umane. Al contempo, si individuano strumenti di solidarietà per non lasciare indietro nessuno.

E’ possibile cambiare le nostre abitudini. Le modalità di lavoro sono cambiate, ci siamo dovuti riorganizzare. Anche gli incontri e i vertici internazionali sono stati sostituiti da collegamenti realizzati con le tecnologie digitali. Alcuni impianti produttivi sono stati riconvertiti alla produzione di dispositivi e materiali indispensabili per combattere il contagio e curare le persone. L’elenco delle nostre reazioni all’attuale crisi è lungo e significativo.


CRISI PANDEMICA, CRISI CLIMATICA E PUNTI DI NON RITORNO

L’emergenza coronavirus ha reso evidente cosa significa superare un punto di non ritorno

L’inquinamento e le conseguenze concrete e visibili del cambio climatico già oggi causano malattie, morti e migrazioni. Il cambiamento climatico è in accelerazione e si presenteranno, in tempi vicini, diversi punti di non ritorno che causeranno mancanza di acqua potabile, inondazioni, siccità, perdita di biodiversità ecc. con conseguenti interruzioni della catena alimentare e dell’approvvigionamento di beni essenziali, con, carestie, disordini sociali e conflitti armati.

La crisi coronavirus è temporanea, la crisi climatica è in atto da tempo e procede inesorabilmente fino all’estinzione della specie umana, se non agiamo. La scienza ci dice che abbiamo solo otto anni per provare a invertire la rotta. Ma diversamente da quanto accade per la crisi coronavirus, disponiamo già di molti dati e rimedi per agire nei confronti della crisi climatica. 

Come per la crisi coronavirus, anche per combattere la crisi climatica dovremo cambiare stile di vita. Diversamente dalla crisi coronavirus, i cambiamenti possono essere meno radicali, molto meno traumatici. 

Come per l’emergenza virus, non possiamo aspettare gli altri Paesi per agire. Prima agiamo, e prima saremo in grado di contenere i danni. Se agiamo con coraggio, intelligenza e successo, saranno gli altri a seguire il nostro esempio.


LE NOSTRE RICHIESTE AL GOVERNO ITALIANO

Siamo consapevoli che stiamo per affrontare la più grave crisi economica dal secondo dopoguerra. Come lo faremo deciderà se ci sarà un futuro vivibile per noi, i nostri figli e le generazioni a venire. Sappiamo che non ci sono facili soluzioni. Ma tutti uniti ci possiamo riuscire. Questo è il nostro appello:

Ascoltate la scienza

  1. La situazione del nostro ecosistema è drammatica. Clima e biodiversità devono stare in cima all’agenda politica

Mettete l’economia al servizio dell’uomo

  1. Il piano economico straordinario per risollevare il Paese deve coincidere con il piano di  transizione verso un’economia a emissioni zero.
  2. Gli investimenti pubblici e privati devono essere incanalati verso la sostenibilità e verso i settori utili alla lotta al cambio climatico. 
  3. I settori non compatibili con gli obiettivi di sostenibilità e taglio alle emissioni di gas clima alteranti non devono essere più sussidiati in alcun modo. Le emissioni di CO2 devono essere tassate in modo significativo. Su tutto ciò che danneggia l’ambiente deve essere applicato un costo pari al danno che produce.
  4. Bisogna investire nella conservazione degli ambienti naturali terrestri e marini e della loro biodiversità, nella riforestazione, nei sistemi alimentari sostenibili e nell’agricoltura rigenerativa. 
  5. Bisogna accorciare le catene di valore al fine di renderle meno vulnerabili alle crisi, andare verso un’economia più resiliente; valorizzare le economie locali, a basse emissioni di CO2. È necessario produrre di meno, riusare, passare a un’economia circolare. 

Non lasciate indietro nessuno

  1. La rinascita e la transizione devono essere governate realizzando appieno il dettato costituzionale della solidarietà economica e sociale, senza lasciare indietro nessuno.
  2. Serve un programma di formazione e riqualificazione dei lavoratori nell’ottica di una sostituzione dei posti lavoro nel corso della transizione.
  3. Le risposte alla crisi devono essere elaborate in piena trasparenza e coinvolgendo la società civile. La comunicazione deve essere chiara ed efficace. 

Siate coraggiosi, siate d’esempio

  1. Serve una tabella di marcia nazionale, con obiettivi intermedi chiari e misurabili. 
  2. In tutte le sedi internazionali dovete impegnarvi affinché si traduca in pratica l’Agenda 2030 sottoscritta da tutti i membri dall’ONU e si realizzi una leadership collaborativa, che adotti soluzioni globali per una crisi globale.
  3. Le misure per gestire l’emergenza climatica devono rispettare il principio della giustizia climatica e della solidarietà tra Paesi. Nei rapporti con gli altri Paesi, bisogna tenere conto dei diversi gradi di responsabilità di ciascuno nella crisi climatica in atto, della diversa prosperità economica e delle criticità già presenti in conseguenza del cambio climatico.

Agite ora

  1. Siamo in ritardo di quarant’anni. Forse di più.  Non c’è più tempo, bisogna #AGIREORA.
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